Turismo Responsabile e Sostenibile in Sardegna

Il Turismo Responsabile vede coloro che intendono viaggiare e soggiornare verso una determinata destinazione, assumere un atto di responsabilità nel pianificare, organizzare ed effettuare la propria vacanza.

Non si tratta semplicemente di una questione di tutela dell’ambiente naturale, anche se ciò è uno dei principi fondamentali del Turismo Sostenibile e Responsabile, (in quanto minimizza le varie forme di impatto, sia ambientale che per la comunità locale). E’ importante comprendere che il Turismo Responsabile è una tipologia di offerta turistica che crea nuove opportunità per il miglioramento delle condizioni di vita delle persone che risiedono nelle località turistiche e che esalta notevolmente l’esperienza della visita per i turisti. La filosofia di Turismo Responsabile sta diventando in breve tempo una tendenza globale, con sempre più persone coinvolte nella scelta di una tipologia di vacanza che prende in considerazione aspetti come l’impatto ambientale, la cultura locale, e una equa attività commerciale. Come per tutti i settori economici, anche quello turistico si evolve, si trasforma e si converte e oggi la richiesta turistica diventa ben diversa da quella tradizionale, che era in voga in passato come negli anni 70′ – 80′.

Nell’ultimo decennio anche organismi internazionali come il WTO, con il “Global Code of Ethics for Tourism”, e le Nazioni Unite si sono interessate al tema del Turismo Responsabile e Sostenibile, stabilendo dei punti di riferimento come:

 

– il successo imprenditoriale ed economico

– la tutela dell’ambiente

– la responsabilità nei confronti delle comunità locali

– la responsabilità nei confronti dei valori culturali delle destinazioni

 

Le infrastrutture come i trasporti devono essere in grado di servire le esigenze di movimento dei flussi turistici per il raggiungimento delle località turistiche e dei luoghi di interesse, devono essere funzionali a una maggior distribuzione di questi flussi in aree più vaste, per evitare di concentrare le masse di turisti solo in alcune località di una regione. Vale qui la regola della (Carrying Capacity), o capacità di carico di una località turistica, oltre la quale, è chiaro, iniziano ad emergere problemi che riguardano la capacità ricettiva, l’erogazione di servizi, i problemi ai trasporti e anche il peso sull’ambiente naturale. In questo senso si può pianificare e promuovere ove possibile (e in Sardegna questo sarebbe possibile) un turismo distribuito durante tutto l’arco dell’anno, piuttosto che relegarlo ad alcuni mesi.

I beni e i servizi offerti sul posto devono essere erogati dalla stessa popolazione locale, con prodotti di buona qualità e che rispecchiano la tradizione del luogo. Per esempio nel campo della ristorazione, le materie alimentari utilizzate devono essere prodotte nel territorio, il cosiddetto cibo a km zero, riducendo il trasporto delle merci e migliorando l’offerta al turista nella degustazione dei piatti tipici e tradizionali. L’impiego di forza lavoro locale, nelle strutture ricettive, nella produzione di prodotti artigianali, alimentari, prestazioni di servizi come escursioni, visite guidate, migliora senz’altro l’offerta turistica, con un percorso di condivisione di conoscenze anche culturali tra la comunità locale e il turista.

Questa tipologia di Turismo è perfettamente applicabile e auspicabile per la Sardegna?